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La StMicrolectronics di Catania è una azienda italo-francese con sede a Ginevra (Svizzera), per la produzione di componenti elettronici a semiconduttore, che, al primo segnale di crisi del mercato di settore, scarica sistematicamente sulle spalle dei lavoratori catanesi gli effetti delle difficoltà produttive. I sindacati hanno respinto, infatti, la proroga della cassa integrazione (Cigo), per circa duemila lavoratori, perché ritengono ingiustificata tale richiesta della Direzione e di conseguenza non hanno sottoscritto l’intesa tra le parti per avviare le procedure con l’Inps............
Le motivazioni ci sembrano più che legittime. Non è pensabile che lavoratori e sindacati, possano aderire a scatola chiusa, alla suddetta proroga, in assenza di assoluta certezza che, finito il periodo di sospensione, si ritorni alla normale ripresa produttiva dello stabilimento. Peraltro,così come previsto dalla legge per l'uso di ammortizzatori sociali, l'azienda deve fare col sindacato una discussione approfondita sulle prospettive dello stabilimento.
Per avvalorare la nostra premessa,riportiamo parte di un comunicato unitario diramato dalle segreterie sindacali:
”I sindacati, Fim,Fio,Uilm, vogliono chiarezza su alcuni punti: 1) come completare l'investimento del reparto M3; 2) come riassorbire gli esuberi momentanei dei lavoratori coinvolti; come ripristinare le condizioni di partenza. «Le normative – sottolinea Pappalardo della Fim-Cisl – prevedono che la Cigo si possa chiedere per un momentaneo calo di commesse del quale, l'azienda, alla fine del periodo, deve garantire la ripresa certa e non basta scrivere nel verbale che la ripresa sarà certa, al di là di ciò che si scrive nei verbali, dev'essere approfondita la questione. La ripresa certa della normale attività produttiva, per la Fim, deve prevedere il completamento dell'investimento di M3, l'assunzione dei lavoratori così come previsto dall'accordo sui 21 turni, e il mantenimento degli impegni assunti sulle prospettive dello stabilimento». «Infine – continua il segretario della Fim Cisl catanese – abbiamo precisato all'azienda, e alle altre organizzazioni sindacali presenti, che non siamo disponibili a impiegare la cassa integrazione ordinaria come sostituzione di accordi non raggiunti su richieste di smaltimento di ferie. La cassa integrazione è uno strumento previsto dalla legge, e a disposizione delle aziende, che utilizza soldi pubblici e che presuppone tutta una serie di requisiti che durante l'incontro di ieri non sono emersi nella discussione fatta». «Ovviamente – conclude Pappalardo – la mancata firma sull'accordo di Cigo non fermerà l'azienda che potrà procedere unilateralmente alla sua applicazione. Sarà poi compito dell'Inps decidere se approvare o meno la richiesta aziendale, ma questa condizione però non ci farà complici di nessuno rispetto al corretto uso della Cigo e ci darà invece la possibilità di avviare una discussione sulla garanzia di ciò che prevede la legge: le prospettive dello stabilimento. Che è la cosa alla quale siamo unicamente interessati”.
Noi siamo solidali con i lavoratori della ST e sosteniamo la loro posizione, invitando nel contempo il Sindaco, Prefetto di Catania e Governo Regionale ad intervenire nel merito per evitare che, un'azienda che da lavoro a oltre 4.000 dipendenti, in un momento drammatico per l'economia della nostra Città, possa perdere una sola posizione lavorativa. E' questo un momento difficile per la crisi che sta coinvolgendo tutti i settori, in particolare questo dei componenti elettronici, aggredito dai Paesi asiatici. Ecco, perchè, occorre grande senso di responsabilità delle parti, Direzione e sindacati, per non compromettere il futuro della ST. AC
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