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di GIUSEPPE SAMMARTINO
Il naufragio della nave Concordia plastica rappresentazione di un‘Italia che affonda. E’ passato più di un mese dal naufragio avvenuto in data 13 gennaio 2012 su uno scoglio dell’Isola del Giglio della nave crociera “Costa Concordia” e, vuoi per il maltempo e altre imprecisate cause, ancora non si sono potute completare nemmeno le operazioni di ricerca dei 15 dispersi, tra cui figura la leonfortese Maria Grazia Trecarichi.........leggi tutto
La Trecarichi. che molto probabilmente giace sepolta in una delle stanze della nave, se non fosse per la giusta e sacrosanta ragione che la sua famiglia vuole ritrovarla per celebrare, qualora fosse morta, gli eventuali funerali, piacerebbe immaginare che sia salita in cielo con il corpo intatto quale premio per una morte eroica nel tentativo di salvare l’amica Luisa Virzì che non sapeva nuotare. Un tipo solare, ricca di iniziative, la Trecarichi, pur se affetta da un brutto male che con tutte le sue forze voleva e aveva, magari, già sconfitto.
Me la ricordo in questo modo, quando nell’anno 2002, da sindaco, ho avuto l‘opportunità di ballare con lei in una serata in campagna con alcuni anziani di Leonforte. Una persona senz’altro pulita e curiosa di conoscenza che esprimeva una forte, contagiosa voglia di vivere. Con la gita in crociera, assieme alla carissima amica Luisa, voleva festeggiare l’avvenuta sua guarigione. La tanto agognata festa nella nave Costa Concordia, invece, per colpa di un capitano “inetto e pavido”, per Maria Grazia Trecarichi e Luisa Virzì si è clamorosamente trasformata in una tragedia di mare così spaventosa da essere definita il Titanic del nuovo Millennio, in quanto, per la dinamica e la gravità, ricorda quella di domenica 14 aprile 1911 accaduta, nelle acque gelide dell’Oceano Atlantico, alla nave Titanic.
Chi, infatti - meno che lei che era un’esperta nuotatrice - avrebbe mai immaginato che, ad un secolo di distanza, in un’era di elevata perfezione tecnologica , dentro un mare piccolo e tranquillo, per “uno sbaglio clamoroso di rotta in eccessivo avvicinamento all’isola del Giglio”, come è stato, a dire del gip di Grosseto, Valeria Montesarchio, quello del comandante Francesco Schettino, una nave delle dimensioni e della perfezione della “ Costa Concordia”, considerata unanimemente un gioiello di tecnologia e modernità, affondasse in una maniera talmente banale ed eclatante ed essere la causa di tanti morti e dispersi e della sua immatura scomparsa?
Un avvenimento tragico di siffatta dimensione, è ai nostri tempi impensabile e inspiegabile, se non si tenesse nella dovuta considerazione l’errore umano, che, al di là della sicurezza e dell’avanzata moderna tecnologia, quando è commesso da una persona pavida e incapace di porvi rimedio, può essere la causa scatenante delle sciagure più eccezionali e disastrose della storia dell’umanità. L’uomo d’oggi è certamente capace di costruire le macchine tecnologicamente più avanzate che diventano strumento di morte qualora sono utilizzate per finalità non pacifiche oppure sono affidate a persone che non ne conoscevano approfonditamente i meccanismi di funzionamento, la loro regolazione e controllo.
Il comandante Francesco Schettino, fino allora considerato un ottimo capitano di crociera, per l’imperizia e la sprovvedutezza dimostrate nel commettere un così tragico errore, è diventato, per il mondo intero, suo malgrado, il simbolo dell’incapacità e della codardia degli italiani di fronte ad eventi più grandi di loro. Una tragedia marinara imprevedibile, sicuramente imputabile all’imperfezione umana, che ci sta lì, nell’Isola del Giglio, plasticamente a ricordare che, assieme alla nave Costa Concordia, il Paese Italia rischia d’affondare irreversibilmente se, oltre ad avere una guida capace e forte, non si costruiscono, una volta per tutte, in “concordia” tra le forze politiche e sociali, in omaggio al nome della nave crociera Concordia, solide fondamenta che tengano dritta e sicura la sua rotta futura e la preservano dai pericoli di un mare in tempesta.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha chiamato al governo dell’Italia il professore Mario Monti e la sua squadra di tecnici con lo scopo, per l’appunto, di salvare e condurre ad un porto sicuro la nostra amata Nazione, perché, per dirla con Dante Alighieri, “ Nave senza nocchiere in gran tempesta”. Che Iddio li aiuti nel loro immane compito, per il bene dell’Italia e del mondo intero!
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