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Palpitazioni, tremori, fiato corto. Studi e inchieste confermano la diffusione delle fobie da viaggio I VIDEO Le video news dal canale salute
DIFENDERSI DAL CALDO I consigli del Ministero della Salute
IL DIZIONARIO Le emergenze in quattro lingue ANZIANI I consigli in sei lingue per chi li assiste CUORE E VASI I consigli dell’esperto POLMONI E BRONCHI I consigli dell’esperto Psicologia Vacanze da vera paura, 1 su 10 preferisce non partire Palpitazioni, tremori, fiato corto. Studi e inchieste confermano la diffusione delle fobie da viaggio - Le vacanze sono dietro l’angolo. «Finalmente», dicono in tanti. «Purtroppo», ribatte chi soffre di fobia dei viaggi. Il problema che, secondo l’American Psychiatric Association, riguarderebbe il 2 per cento della popolazione, deriva in genere da uno shock vissuto durante un viaggio, ad esempio un incidente. Secondo uno studio olandese, pubblicato di recente su Clinical Psychology and Psychotherapy, per uscirne può essere utile ripercorrere l’evento traumatico in alcune sedute di terapia cognitivo-comportamentale. I dati dimostrano che la maggioranza dei pazienti riesce così a imparare piccoli «trucchi» per gestire il panico. Ma chi soffre di «travel-phobia», e quando è esposto allo stimolo-viaggio si ritrova con palpitazioni, tremori, difficoltà di respirazione, sensazione di perdita di controllo (insomma tutte le emozioni che si provano in caso di reale pericolo), non è l’unico a trovarsi in difficoltà in tempi di ferie. C’è una schiera di «paurosi» con fobie varie (si parla di oltre il 10 per cento degli italiani) che rinunciano a viaggiare o partono fra mille disagi, dopo aver accuratamente schivato le mete «pericolose».
AEREO, INSETTI, SPAZI APERTI - Una delle paure blocca-vacanze più frequenti è la fobia dell’aereo: una recente ricerca greca ha dimostrato che solo nel 6 per cento dei casi all’origine c’è una brutta esperienza in volo, gli altri temono l’aereo «a prescindere», uno su dieci senza aver mai volato. Le cose non vanno meglio agli agorafobici che non tollerano gli spazi aperti, ai germofobici che passano il loro tempo a pulire e pulirsi, a chi teme l’acqua e rifugge mare, laghi e torrenti, a chi è terrorizzato dagli insetti e considera off-limits qualunque destinazione dove possa trovarne qualcuno. NON SOLO FOBIE - «Alle fobie dobbiamo poi aggiungere l’ansia sociale e quella ossessiva — interviene Stefano Pallanti, psichiatra e direttore dell’Istituto di Neuroscienze di Firenze —. La vacanza ha un forte impatto sociale, implica un confronto col mondo esterno: chi è molto ansioso può temere di perdere il controllo di sé e degli spazi attorno. Alcuni non smettono di pensare alla possibilità che accada qualcosa di grave a casa, altri appena arrivati a destinazione devono ricreare un ambiente quanto più possibile simile al proprio. Fobia e ansie sociali hanno caratteristiche neurobiologiche diverse — prosegue Pallanti —. L’ansioso va in allarme, ma reagisce mettendo in atto comportamenti di superamento delle difficoltà. La fobia invece è una sensazione fisica di terrore, quando la si prova si può solo fare marcia indietro: non a caso nel cervello del fobico l’attività del lobo frontale si riduce, a indicare che il paziente non riesce a sfruttare strumenti cognitivi per organizzare una risposta e superare il problema».
PREDISPOSIZIONE BIOLOGICA - Ma che cosa fa scattare in noi queste paure? «Le fobie nascono perché, su una predisposizione biologica, si inseriscono esperienze, traumi o semplicemente un’eredità ] Vacanze da vera paura, 1 su 10 preferisce non partire Palpitazioni, tremori, fiato corto. Studi e inchieste confermano la diffusione delle fobie da viaggio I VIDEO Le video news dal canale salute DIFENDERSI DAL CALDO I consigli del Ministero della Salute IL DIZIONARIO Le emergenze in quattro lingue ANZIANI I consigli in sei lingue per chi li assiste CUORE E VASI I consigli dell'esperto POLMONI E BRONCHI I consigli dell'esperto Psicologia Vacanze da vera paura, 1 su 10 preferisce non partire Palpitazioni, tremori, fiato corto. Studi e inchieste confermano la diffusione delle fobie da viaggio MILANO - Le vacanze sono dietro l'angolo. «Finalmente», dicono in tanti. «Purtroppo», ribatte chi soffre di fobia dei viaggi. Il problema che, secondo l'American Psychiatric Association, riguarderebbe il 2 per cento della popolazione, deriva in genere da uno shock vissuto durante un viaggio, ad esempio un incidente. Secondo uno studio olandese, pubblicato di recente su Clinical Psychology and Psychotherapy, per uscirne può essere utile ripercorrere l'evento traumatico in alcune sedute di terapia cognitivo-comportamentale. I dati dimostrano che la maggioranza dei pazienti riesce così a imparare piccoli «trucchi» per gestire il panico. Ma chi soffre di «travel-phobia», e quando è esposto allo stimolo-viaggio si ritrova con palpitazioni, tremori, difficoltà di respirazione, sensazione di perdita di controllo (insomma tutte le emozioni che si provano in caso di reale pericolo), non è l’unico a trovarsi in difficoltà in tempi di ferie. C'è una schiera di «paurosi» con fobie varie (si parla di oltre il 10 per cento degli italiani) che rinunciano a viaggiare o partono fra mille disagi, dopo aver accuratamente schivato le mete «pericolose». AEREO, INSETTI, SPAZI APERTI - Una delle paure blocca-vacanze più frequenti è la fobia dell'aereo: una recente ricerca greca ha dimostrato che solo nel 6 per cento dei casi all'origine c'è una brutta esperienza in volo, gli altri temono l'aereo «a prescindere», uno su dieci senza aver mai volato. Le cose non vanno meglio agli agorafobici che non tollerano gli spazi aperti, ai germofobici che passano il loro tempo a pulire e pulirsi, a chi teme l'acqua e rifugge mare, laghi e torrenti, a chi è terrorizzato dagli insetti e considera off-limits qualunque destinazione dove possa trovarne qualcuno. NON SOLO FOBIE - «Alle fobie dobbiamo poi aggiungere l'ansia sociale e quella ossessiva — interviene Stefano Pallanti, psichiatra e direttore dell'Istituto di Neuroscienze di Firenze —. La vacanza ha un forte impatto sociale, implica un confronto col mondo esterno: chi è molto ansioso può temere di perdere il controllo di sé e degli spazi attorno. Alcuni non smettono di pensare alla possibilità che accada qualcosa di grave a casa, altri appena arrivati a destinazione devono ricreare un ambiente quanto più possibile simile al proprio. Fobia e ansie sociali hanno caratteristiche neurobiologiche diverse — prosegue Pallanti —. L'ansioso va in allarme, ma reagisce mettendo in atto comportamenti di superamento delle difficoltà. La fobia invece è una sensazione fisica di terrore, quando la si prova si può solo fare marcia indietro: non a caso nel cervello del fobico l'attività del lobo frontale si riduce, a indicare che il paziente non riesce a sfruttare strumenti cognitivi per organizzare una risposta e superare il problema». PREDISPOSIZIONE BIOLOGICA - Ma che cosa fa scattare in noi queste paure? «Le fobie nascono perché, su una predisposizione biologica, si inseriscono esperienze, traumi o semplicemente un'eredità "culturale". Alcune paure sono servite ai nostri avi per non cacciarsi nei guai e noi le abbiamo di fatto ereditate: in qualcuno emergono con violenza, altri le tengono sotto controllo — spiega Pallanti —. I pazienti che più difficilmente riescono a uscirne sono quelli con tratti caratteriali di evitamento: un coraggioso con la fobia dei fiumi con un po' d'aiuto può risolvere la sua paura più facilmente di chi è incerto e timido». A tutto questo si aggiungono anche paure di diversa origine: secondo un'indagine appena condotta in Italia, il 32 per cento rinuncia a partire perché è single. Una ricerca pubblicata qualche tempo fa sul Journal of Travel Medicine ha rivelato che soprattutto le donne soffrono paure «da vacanza»: in un caso su tre, ad esempio, temono la contaminazione dei cibi o dell'acqua consumati in viaggio. «Per superare le paure, aiuta partire consapevoli: scegliere una meta che non crei ansie, portare con sé ciò che ci tranquillizza e, se si temono malattie o infezioni, informarsi e mettere in valigia i farmaci per prevenire o curare i malanni più probabili — consiglia Vincenzo Nicosia, presidente della Società Italiana di Medicina del Viaggi e delle Migrazioni. «L'importante è provare a superare i timori, piccoli o grandi che siano, se necessario chiedendo l'aiuto di un esperto. Altrimenti si rischia di ingigantirli e non essere più in grado di uscire di casa» conclude Pallanti. Elena Meli
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