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Italia e nucleare: passo indietro di 20anni? PDF Stampa E-mail
Martedì 11 Novembre 2008 18:15

di Tatyana La Paglia

L’unica cosa che mi viene in mente di fronte alla notizia che l’Italia ritorni all’energia nucleare, sulla quale il Governo Berlusconi sembra non avere dubbi, è perché? Nel novembre 1987, in occasione del cosiddetto referendum “sul nucleare”, il “SI” dell’80% degli elettori stabilì una sospensione temporanea alla costruzione di nuove strutture e porto alla chiusura di tre centrali funzionanti, di cui due erano già nella fase finale del ciclo di vita (25-30 anni).....

Un atto popolare che rappresentò una voce unanime, su quella che doveva essere la posizione italiana rispetto alla produzione di energia nucleare e sul quale, aveva ovviamente influito il disastro del 26 aprile 1986 a Chernobyl. Il più grave incidente nucleare della storia, infatti, in base al rapporto ufficiale redatto da agenzie dell’ONU, conta un bilancio di 65 morti accertate e 4.000 presunte per tumori e leucemie su un arco di 80 anni. Una disgrazia a cielo aperto che sconvolse il mondo e che fece prendere all’Italia una decisione decisamente contro la tendenza mondiale del momento. Ma ventuno anni dopo, l’Italia, o meglio chi la governa, fa inversione di marcia e mentre il resto del mondo guarda all’energia rinnovabile, quella pulita, che non danneggia persone e ambiente, noi tiriamo il freno a mano.
Perché l’Italia per uscire da una crisi punta sull’energia nucleare quando: in Spagna sono stati creati già dal 2003 gli orti solari; in Portogallo, alla fine di settembre è partito il progetto “Ondas de Potugal”, la prima sperimentazione per ricavare energia elettrica dalle onde marine; l’Inghilterra, sta vagliando una politica di riduzione dei consumi, l’incentivazione della produzione dell'energia elettrica con micro generatori domestici e la migliore efficienza dei sistemi a livello nazionale e privato; in Germania 80mila posti di lavoro sono stati impegnati nell’eolico e 40mila nel solare; 21.600 in Danimarca solo nel campo dell’eolico, con un forte attivo per le imprese coinvolte, che passano mediamente dal 25% del 2006 al 37% del 2007. A seguito del recente accendersi delle discussioni in questo ambito, ASPO-Italia (Association for the Study of Peak Oil and Gas) ha redatto un documento in cui vengono illustrati in maniera sintetica, ma efficace, i punti salienti sui quali si deve concentrare la riflessione, nel momento in cui si voglia valutare l’opportunità di ricorrere al nucleare per garantirsi un futuro energetico.
Costi: Parlare di costi molto inferiori del nucleare rispetto ad altre tecnologie è una valutazione incompleta. Se si tiene conto dei costi di costruzione, messa in opera, manutenzione, smantellamento delle centrali e realizzazione si sistemi di sicurezza e di protezione, infatti, ci si rende conto che la competitività economica nucleare è solo uno specchio per le allodole. Resa energetica. Esiste un parametro, detto EROEI usato per valutare la resa energetica. Il valore di tale parametro per le centrali nucleari è piuttosto accettabile, ma non è superiore a quello degli impianti ad energie rinnovabili al momento esistenti. Disponibilità di combustibile: le risorse di uranio note al momento sono in grado di sostenere un incremento massiccio di produzione di energia tramite tecnologia nucleare solo per un altro decennio.
L’uranio, in definitiva, è una fonte esauribile e non rinnovabile, esattamente come i combustibili fossili. Scorie radioattive. La questione più spinosa è senza dubbio quella dello smaltimento dei “rifiuti” generati durante la produzione di energia nucleare: essi sono altamente radioattivi e il loro decadimento avviene nell’arco di migliaia di anni. Sicurezza. Sebbene le centrali nucleari siano al momento alquanto affidabili sul piano della sicurezza, non si può prescindere dal fatto che un eventuale incidente, provocherebbe, come già noto, danni enormemente maggiori di quelli causati da qualunque altra risorsa energetica.
Tempistiche. La costruzione e la massa in opera di nuove centrali nucleari è un processo che richiede molto tempo, non meno di dieci anni. E’ evidente, dunque, che non si può guardare al nucleare come soluzione per far fronte alla crisi attuale. Andare oltre ad ogni presa di posizione ed orientamento politico-ideologico, quindi aiuterebbe a vedere che la soluzione palesemente più intelligente per l’Italia, è quella di adoperarsi per sviluppare ulteriormente e rendere più vantaggiosa la produzione di energia da fonti pulite e rinnovabili, le quali, nel nostro Paese sono in abbondanza.
 

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