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L'on Dino Fiorenza lascia il Pd, indica le ragioni politiche PDF Stampa E-mail
Lunedì 08 Febbraio 2010 17:31
http://www.openpolis.it/politician/picture?content_id=274955Lascio il Partito Democratico per andare al Gruppo Misto. E' una decisione sofferta ma inevitabile, motivata da fatti di natura politica. IL PD, agli occhi della gente non è mai nato. Nonostante gli sforzi di molti di noi, questo non è il partito per cui si sono sciolti i Ds e la Margherita..........leggi articolo
Il tentativo di un’integrazione che potesse rappresentare la sintesi tra i due partiti non si è avverata. Sono stati gli ex margheritini a subire un’egemonia culturale con la conseguente acquisizione di alcuni valori e comportamenti di provenienza Ds, mentre quest’ultimi non hanno minimamente tentato di assorbire valori ed ideali provenienti da una grande tradizione cattolica popolare come quella rappresentata dalla Margherita. Quella che ha prevalso invece, è stata la forza dei numeri piuttosto che la forza dei valori. Come conseguenza il partito ha subìto uno spostamento a sinistra che non può essere da noi ulteriormente condivisa, considerato soprattutto che tale posizione non era nelle premesse. Così come non era nelle premesse che il Pd approdasse nel socialismo europeo: ma siamo finiti lì. In effetti l’idea di un PD, unico riferimento del centro sinistra era appassionante, 18 mesi dopo invece ci si trova a riproporre la formula delle alleanze già sperimentata da Prodi, pretendendo nello stesso tempo di coinvolgere altri partiti in avventure elettorali. Ma se si ritorna al modello Ulivo, continuo a chiedere a me stesso, perché si è sciolta la Margherita? Ed ancora, le primarie (modello di partecipazione politica nuova che andrebbe regolamentato) sono diventate occasioni per dare sfogo alle divisioni interne e spesso vissute come un intralcio per le strategie di alcuni dirigenti; a Bari così come a Catania. La scelta di canditati estranei al nostro territorio durante le ultime elezioni politiche hanno dimostrato non solo disinteresse ma anche disprezzo totale verso la classe dirigente locale giovane ed appassionata. Ed ancora, il partito in Sicilia in questi ultimi mesi ha mancato di chiarezza e di coraggio. Non è stato in grado di capire la grande opportunità politica che si stava presentando in un momento di grave crisi del centrodestra. Il risultato politico di una mancata presa di posizione chiara, è il disorientamento totale da parte della base del partito. Sarebbe dovuto intervenire Bersani sin dall’inizio della vicenda, e dettare i punti che avrebbero dovuto rappresentare il decollo delle riforme e la ripresa economica della Sicilia. Nel quadro diviso di un centro destra ormai sfaldato, il PD con una leadership regionale debole, non ha saputo cogliere il momento cruciale. La struttura “pesante” del partito ha imposto un rallentamento se non addirittura un impoverimento del ruolo che lo stesso PD avrebbe potuto avere nel determinare il cambiamento delle sorti della Regione. La crisi avrebbe dovuto trovare un partito e una leadership più attenta alla volontà espressa dal gruppo parlamentare all’ARS, piuttosto che reagire con un approccio conflittuale utile solo ad alcuni e peraltro rivelatasi fallimentare. Le responsabilità vanno attribuite in egual misura sia agli uomini sia alla struttura del partito. Sono infatti convinto che i partiti tradizionali sono ormai troppo lenti nelle elaborazioni delle strategie, hanno troppe dinamiche interne che quasi sempre sono appannaggio del mantenimento delle proprie posizioni personali e quasi mai indirizzate verso rinnovamento e crescita. Nella società contemporanea che ha bisogno di decisioni veloci, non possono essere gli eventi a dettare tempi e regole alla politica, piuttosto deve avvenire il contrario. Dovere interrompere un percorso all’interno del partito con una persona seria come la senatrice Anna Finocchiaro, che meritatamente ricopre un ruolo di grande prestigio nazionale, mi amareggia molto, così come mi dispiace per altri stimati colleghi del Pd, ma a Catania si respira altra aria. Si è ancora lontani da un processo che vede unificate le diverse componenti del partito. Sono in tanti a non sentirsi coinvolti. In provincia il partito è gestito in modo manicheo, non si sollecitano energie nuove, spesso le idee degli altri non trovano cittadinanza, ed è ancora peggio quando la politica non diventa solo esercizio di intelligenza e capacità propositiva, ma altro scadendo anche nella volgarità. Io stesso sin dalla mia elezione a deputato regionale, ho avuto una certa difficoltà di integrazione. Nonostante la vecchia dirigenza del partito abbia occupato tutti i posti gestionali i risultati sono sotto gli occhi di tutti: alle provinciali il Pd ha raggiunto il 12 % e a Catania 8,5 per cento. Eppure Roma continua a premiare i responsabili di queste sconfitte, si continua ad ignorare lo scollamento che esiste tra la classe dirigente del Pd catanese e gli elettori. Ho chiesto che venissero affidati ad altri gli incarichi di segretario provinciale e cittadino, convinto che non mancassero le risorse tra i tanti dirigenti. Si preferisce invece continuare verso un immobilismo caratterizzato dallo status quo. Come se qualcuno, coscientemente e consapevolmente non volesse far crescere questo partito. Qualsiasi tentativo di innovazione politica è vissuta come una minaccia alle posizioni acquisite. Il limite delle due legislature è valido solo per alcuni, mentre per altri la norma non va applicata, sembrano le norme scritte sul muro ne “La fattoria degli animali” di George Orwell. Si ha una classe dirigente che si riproduce, ma non nel senso marxista o èlitista, ma nel senso di un’autoriproduzione dei dominanti attraverso lo strumento dell’autorefenzialità. Comunque non voglio polemizzare, io sono stato tra i fondatori del partito democratico al quale ho concesso tensione ideale, e con la sensibilità che è tipica della mia cultura politica, ho prediletto l’interesse verso temi quali la sanità, l’ambiente, la scuola, il mondo del lavoro, della cultura e dei servizi; e a questi intendo continuare a dare attenzione, concretamente non trascurando la lotta alla mafia, ma io scelgo di farlo altrove. Quello che si attraversa, è un momento di grande confusione ed è necessario avviare una fase di riflessione. Per questo ho deciso di aderire al Gruppo Misto all'ARS, in attesa di approdare in un partito dove possono trovare accoglienza i valori in cui credo e portarli avanti con senso di responsabilità verso i miei elettori e la Sicilia.
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