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di Pippo Litrico  Che i delegati del Pdl incaricati di presentare le liste al tribunale di Roma abbiano prestato il fianco a che accadesse quel che è successo, è un conto. Che però il Pd e l’Idv ne abbiano approfittato plaudendo all’esclusione del Pdl è un fatto che dovrebbe far riflettere quanti ancora prendono per verità certe fandonie. ....leggi articolo
Siamo di fronte all’ennesimo espediente delle sinistre finalizzato a mettersi sotto le scarpe la sovranità popolare allorché le urne non sono a loro favorevoli. Il che non è una novità . Ci permettiamo ricordare agli smemorati (veri e finti) che quando la vittoria del centrodestra del 1994 venne vanificata dal voltafaccia della Lega, l’ineffabile presidente Scalfaro si guardò bene dallo sciogliere le Camere per ridare voce agli elettori preferendo pasticciare con i cosiddetti governi tecnici ipotecati dalla sinistra. E da allora è stato un crescendo di colpi bassi spintosi fino alle miserabili speculazioni sulle vicende personali del premier senza mai tralasciare le insensate accuse di dispotismo qualunque cosa dica o faccia. E ora nel Lazio, Pd e Idv plaudono entusiasticamente alla esclusione della lista del Pdl provocato da un inghippo burocratico. Roba che dovrebbe far schifo ai “sinceri democratici” i quali invece sembrano parafrasare quel famoso principio volterriano adattandolo all’evento: “Non ci piace che il Pdl si presenti alle elezioni ma daremmo la nostra vita affinché gli venisse vietato di presentarsi”. Ed è ovvio. Loro sognano il partito unico al potere (il loro) perciò se non è possibile far fuori fisicamente gli avversari, ecco il continuo scendere in campo delle gioiose macchine da guerra che marciano compatte contro l’ingombrante nemico: sindacati, gruppi editoriali, burocrati cavillosi, Annizeri, manifestanti a comando, cardinali e preti rossi, escort con registratore al seguito, teleobiettivi usati come armi improprie, eccetera. Ovvero, tutto ciò che può servire a mortificare la maggioranza dei cittadini tentando di far prevalere, barando, la minoranza “qualitativa”, cioè, quella che per decenni credette bovinamente nella missione salvifica del comunismo restando infine con un pugno di mosche. Accade così che le facce di bronzo di sempre ribaltino la verità gridando tutti i santi giorni al golpe inesistente mentre loro tramano in tutti i modi per mettere in atto golpe veri. Fra l’altro, anche se il tanto avversato decreto salvaliste non è servito a nulla, loro continuano a menarla con la democrazia in pericolo. Giocano sporco, insomma, ma che si vuole? Come disse il compagno Pajetta, “tra la verità e la rivoluzione io scelgo la rivoluzione”(che non è proprio un pranzo di gala, come ammoniva il compagno Mao). Certo, i post comunisti coltivano più modeste aspirazioni. Loro si accontentano di scegliere tra la verità e i ribaltoni. E così, il bue continua a dare del cornuto all’asino. |