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Gli illustri fiancheggiatori della Cgil |
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Sabato 28 Agosto 2010 06:26 |
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di Pippo Litrico
I fatti sono noti.Tre dipendenti della Fiat di Menfi, licenziati perché hanno ostacolato i normali ritmi di lavoro connessi alla catena di montaggio, si sono appellati al capo dello Stato. E il capo dello Stato ha preso posizione a favore dei tre facendo riferimento alla sentenza del tribunale del lavoro che si è pronunziato con inusuale prontezza.........leggi tutto
C’è ora da chiedersi se - considerato il clamoroso precedente - chiunque venga licenziato non si ritenga in diritto di rivolgersi ad un così alto difensore. Ovviamente, invano, data la mole di appelli che si può supporre ne potrebbe derivare. Ma ci pensate quanti autorevoli sermoni quotidiani ne verrebbero fuori? “La ditta ci ripensi e faccia uno sforzo. Il ragionier Trombetta va riassunto”. Ma anche nell’ambito del piccolo commercio le vertenze assurgerebbero all’attenzione nazionale: “Quel salumiere ha forse agito precipitosamente. Mediti su una possibile riassunzione del garzone Privitera”. E persino i problemi condominiali: “L’amministratore del condominio di che trattasi rifletta sulla possibilità di trovare fra le pieghe del bilancio la possibilità di ridare l’incarico al portiere dello stabile licenziato, signor Mannino”. E via così. Ancor più fuori luogo appare invece l’intervento della Cei la quale continua ad impicciarsi di questioni che non la riguardano, come fa ormai da troppo tempo interferendo anche nella politica di governo. Un governo che se la fa sotto, a cominciare dal premier, tant’è che non ribatte mai a queste vere e proprie provocazioni. Dunque, non bastava che certi presuli ficcassero il naso in merito a provvedimenti riguardanti l’immigrazione clandestina, ora c’è anche chi si atteggia a sindacalista. Questa volta è toccato a monsignor Bregantini il quale ha detto fra l’altro che la Fiat non rispettando quella sentenza “riduce tutto ad una questione di carattere economico-finanziario negando al tempo stesso i diritti della persona”. E invece è il monsignore che riduce un provvedimento disciplinare a una questione forzatamente morale facendo demagogia di stampo sinistroide. Come peraltro vuole certa moda progressista che ha inquinato i sacri palazzi con l’aggravante che i demagoghi in tonaca fanno spesso finta di niente di fronte a vicende scottanti che costoro avrebbero in teoria il dovere di stigmatizzare. Per esempio, è di oggi la notizia che in Pakistan, colpito dalle alluvioni di questi giorni, le comunità cristiane verranno discriminate per quanto attiene agli aiuti umanitari internazionali. Avranno qualcosa da dire in proposito i sempre ciarlieri monsignori quando si tratta di atteggiarsi a progressisti tutti d’un pezzo? Vedremo. Ma, saremmo anche molto curiosi di sapere fino a che punto vengono rispettati “i diritti della persona” nelle strutture gestite dalla Chiesa, ovvero se i religiosi che dirigono tali strutture sorvolino sempre e comunque sui comportamenti dei dipendenti anche quando costoro vengono meno ai loro doveri. E chissà che faccia farebbero i predetti se qualche dipendente licenziato si rivolgesse a Napolitano. E chissà che capriole verbali e arrampicamenti sugli specchi. D’altronde, in fatto di doppia morale certi presuli e certi preti cosiddetti di frontiera non hanno nulla da imparare dalle sinistre più estreme. Cioè, quelle che tra la verità e la rivoluzione scelgono la rivoluzione. Pajetta dixit. |